Dott. Antonio Calamo Specchia - Psicologo Psicoterapeuta

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L'orientamento sistemico relazionale

L’approccio sistemico relazionale considera la persona come un essere in relazione: non può esistere un essere umano senza un altro gruppo (sistema) di persone per lui significative, con il quale interagire.

Secondo quest’ottica, dunque, il disagio e la sofferenza psicologica vanno letti in chiave relazionale, ossia inquadrandoli nel contesto di vita di ogni paziente.
L’origine della sofferenza psicologica non è “interna”, non è generata da una qualche “disfunzione” personale, ma va ricercata nell’interazione e negli scambi – comunicativi e di attribuzione di significati – del sistema di persone entro cui ogni essere umano è inserito. Dunque è proprio nel contesto della sua vita che ogni paziente viene condotto dal terapeuta alla ricerca delle risorse per risollevarsi.

Per lo psicoterapeuta sistemico relazionale, afferma Luigi Cancrini – uno dei padri fondatori della terapia sistemica in Italia – “il comportamento è funzione della relazione”, e di conseguenza “la diagnosi cerca di mettere in luce il significato del sintomo all'interno del contesto, e l’intervento terapeutico mira a favorire il riassorbimento del sintomo stimolando un cambiamento del sistema che renda lo stesso sintomo inutile”..

Il contesto di vita del paziente, quindi, oltre a costituire l’origine delle dinamiche patogene ha valore anche e soprattutto per la sua connotazione di risorsa terapeutica.

L’approccio sistemico relazionale guarda con interesse e fiducia ai sistemi relazionali delle persone sofferenti: tradizionalmente, è questo l’approccio elettivo quando si parla di terapia familiare o terapia di coppia. Ma ugualmente valido è il lavoro individuale, dal momento che ciascuno di noi è nato ed è cresciuto nell’ambito di un sistema di relazioni, e porta con sé quella che Lorna Smith Benjamin definisce la “famiglia nella testa”.